"L'undicesimo comandamento" (1962), di Lester Del
Rey (Urania “70 anni di futuro”).
Invito tutt3 ad approfondire la vita dell'autore, che è un
po' pazzerella e divertente.
Per quanto riguarda questo libro, la storia ha ottimi
spunti, la prosa - per quanto semplice e lineare - è al servizio della trama, e
funziona molto bene.
Il plot è molto potente: la Terra è diventata una colonia
"discarica" in cui vengono confinati tutti gli esseri viventi che
hanno anomalie genetiche o malattie, in modo da preservare la razza pura (e
bionda...) che ormai vive stabilmente su Marte.
E sulla Terra che succede? La Chiesa (tra le sue varie
correnti e divisioni) gestisce la vita di tutti, applicando (soprattutto negli
Stati Uniti, visti sempre come l'unica parte di mondo degna di essere
raccontata da un autore USA) l'undicesimo comandamento: riprodursi senza
tregua, per quanto le risorse siano limitate.
Dietro questa strategia, scopriremo, ci sono anche motivi di
tipo più pratico, ma il popolo è completamente assoggettato a leggi e dogmi
religiosi per vedere i veri problemi. Chi lo avrebbe detto, vero? Quella storia
della religione, dell'oppio e dei popoli è sempre valida.
La storia prende spunto da un fatto di cronaca: in quel
periodo la Corte Suprema stava valutando se i dieci comandamenti dovessero
essere incorniciati nelle scuole pubbliche. Così Del Rey scrisse qualcosa sulle
implicazioni di una religione di stato...
Difficile da immaginare per noi italiani, true?...
Quasi come se un nuovo governo attaccasse come prima cosa il
diritto all’aborto. Menomale che si parla di fantascienza…
Chi è più avvezzo alla sf di quel periodo, sa che alcuni
temi sono ricorrenti nella sensibilità dell3 autric3 dell'epoca. Nella stessa
collana "70 anni di futuro", ci siamo imbattut3 in cose simili.
Il tema religioso e il potere della chiesa ci sono anche in
"Guerra al grande nulla"; una Terra radioattiva, immondezzaio
dell'universo, popolata da essere mutati era presente in "Paria dei
cieli".
Leggendo "L'undicesimo comandamento" si ha
l'impressione che un centinaio di pagine in più lo avrebbero aiutato. Si
racconta un mondo e si conoscono personaggi che avrebbero meritato maggiore
spazio. Anche una saga in più volumi non avrebbe affatto sfigurato.
Così resta "soltanto" un buon libro, avvincente,
angosciante e ricco di spunti.
Ad avercene.